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supply chain agroalimentare
Da Isabelle Badoc
on 11 Jun 2019 6:10 PM

La blockchain ha buone probabilità di diventare la tecnologia sulla quale investire nell'industria agroalimentare. Il motivo? Perché semplifica lo scambio dei dati e potrebbe avere un forte impatto sulla supply chain.
Vediamo insieme quali sono i vantaggi concreti per il settore.

 

Blockchain e industria agroalimentare: il segreto di un'unione che funziona

La tecnologia blockchain può essere utilizzata per migliorare la tracciabilità e la qualità dei prodotti fornendo informazioni affidabili circa la loro origine e lo stato, con l’obiettivo ultimo di offrire alimenti sempre più freschi e di rassicurare i consumatori.

Sono tre i principi fondamentali sui quali si basa questa tecnologia:

  • La trasparenza: la blockchain consente di contrastare l’opacità delle supply chain, rendendo i dati scambiati accessibili a tutti. Le parti coinvolte nella catena logistica possono infatti registrarvi ogni fase del ciclo di produzione e distribuzione di un alimentare, dalla fabbricazione fino al luogo di vendita. Questa tracciabilità garantisce l'identificazione di eventuali problematiche - ad esempio, contaminazione dei prodotti, incidenti nella catena del freddo - e permette di intervenire pressoché in tempo reale.
  • La rapidità e la protezione degli scambi: nella blockchain le informazioni vengono scambiate in pochi minuti dopo averne verificato l'affidabilità e sono duplicate su più reti per garantirne la sicurezza.
  • La collaborazione tra utenti: la modalità di funzionamento della blockchain favorisce la collaborazione tra i vari anelli della supply chain agroalimentare. Le informazioni scambiate sono infatti verificate dagli utenti della tecnologia e possono essere consultate da produttori e distributori, arrivando fino ai consumatori degli alimenti.

Per approfondire: Supply chain: la blockchain passata al setaccio

 

Blockchain nell'agroalimentare: i vantaggi per gli attori della filiera

In seguito all'implementazione di una blockchain, tutti gli attori della filiera agroalimentare (produttori, fornitori, trasformatori, distributori, punti vendita, organismi di regolamentazione e consumatori) possono ottenere un accesso autorizzato a informazioni note e affidabili riguardanti l'origine e lo stato dei prodotti alimentari. I vantaggi per ciascuno di essi sono numerosi:

  • Per i produttori: con la blockchain, qualsiasi tentativo di alterazione di un prodotto potrebbe essere rilevato tempestivamente, trasmesso al produttore e quindi evitato prima di raggiungere il distributore. La trasparenza della blockchain potrebbe inoltre spingere alcune filiere a implementare pratiche più etiche e responsabili (ad esempio, nella pesca industriale).
  • Per i distributori: se un prodotto non desiderato arriva per sbaglio sugli scaffali, potrebbe essere facilmente identificato e ritirato dalla vendita. Come si è potuto constatare con lo scandalo delle uova contaminate in Europa nell'estate del 2017, attualmente sono necessari diversi giorni, se non mesi, per ripercorrere a ritroso la catena di fornitura. Grazie alla blockchain invece le informazioni potrebbero essere rintracciate in tempo reale, evitando che vengano ritirati interi lotti se sono incriminati soltanto alcuni prodotti.
  • Per i consumatori: la trasparenza offerta dalla blockchain rappresenta un elemento rassicurante per i consumatori. Essi hanno infatti la garanzia che un'etichetta "sia veritiera" e possono quindi adattare con sicurezza i loro consumi in funzione di esigenze specifiche - preferenze di provenienza, condizioni di coltura o allevamento, ecc.

 

Un metodo testato e approvato dai giganti del settore alimentare

Oggi è ancora difficile avere accesso alle informazioni contenute nella blockchain agroalimentare. Ad esempio, non è possibile identificare un punto preciso di contaminazione dei prodotti e potrebbero essere necessarie settimane per valutare le perdite in termini di merci.

Benché questa tecnologia sia ancora in una fase di sviluppo embrionale, i giganti del settore hanno tuttavia già condotto dei test per verificarne l'attuabilità. Dieci gruppi alimentari - tra cui Nestlé, Unilever, Walmart, Dole, Driscoll’s, Golden State Foods, Kroger, McCormick & Company, McLane Company e Tyson Foods - hanno integrato la blockchain per lavorare alla tracciabilità delle derrate deperibili e stabilire un ordine di priorità dei campi in cui la tecnologia potrebbe rivelarsi utile.

I risultati emersi sono all'altezza delle aspettative: lo testimonia Walmart, che nel 2016 ha condotto uno studio di fattibilità della blockchain sulla carne di maiale in Cina: la multinazionale ha infatti annunciato di aver impiegato soltanto pochi minuti per rintracciare l'origine dei suoi prodotti, rispetto ai diversi giorni che erano necessari in passato. Tra i dati monitorati figuravano l'origine del prodotto, il numero di lotto, le informazioni sullo stabilimento di produzione e sui metodi di lavorazione, come anche la data di scadenza, la temperatura di conservazione e i dettagli sulla distribuzione.

Un processo di questo tipo è stato avviato anche da Carrefour, che a febbraio del 2017 ha annunciato che in futuro utilizzerà la blockchain nella propria catena logistica per garantire la trasparenza delle filiere zootecniche.

Nel campo della supply chain, lo sviluppo della blockchain rappresenta una vera manna dal cielo. Oltre alla tracciabilità dei prodotti e alla protezione dei dati, questa tecnologia favorisce la collaborazione tra i vari anelli della catena di approvvigionamento e si impone come uno strumento per riguadagnare la fiducia dei consumatori ed evitare nuovi scandali alimentari.

Crediti immagine : Flickr Creative Commons – Sean Gregor

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Isabelle Badoc

Expert in Supply Chain, Warehouse Management, Transport Management, e-commerce Logistics …