Il periodo che stiamo vivendo è contrassegnato da un’impennata generalizzata dei costi delle materie prime e dei prezzi di tutte le modalità di trasporto, ma anche dalle rivendicazioni salariali nel settore logistico. Che conseguenze ha tutto questo?
Aurélien Rouquet: “La ripresa dell’inflazione ha ripercussioni sui flussi logistici a un duplice livello. In modo diretto, produttori e distributori devono fare i conti con catene del valore che si sono rimodellate e in cui si assiste a un aumento del potere dei fornitori logistici, specialmente di quelli operanti nel settore marittimo. I costi di trasporto di un container dall’Asia all’Europa sono quintuplicati nel giro di pochi anni. Si è assistito, infatti, a un trasferimento di poteri (o a un riequilibrio, a seconda dei punti di vista) tra i produttori/distributori e i colossi della logistica e del trasporto marittimo, i quali, oggi in misura maggiore rispetto al passato, dispongono dei mezzi per imporre le proprie condizioni e i propri margini. A valle della catena, nei magazzini e sulle strade, si percepisce una tensione per quanto riguarda l’assunzione e la fidelizzazione dei collaboratori che sono sottoposti a condizioni di lavoro difficili, pressati dai tempi di consegna e dai volumi, con orari di lavoro variabili (turni di notte, weekend, ecc.). Questi due aspetti messi insieme determinano un aumento dei costi e dei prezzi. Al contrario, in modo indiretto, il rialzo dell’inflazione a livello globale, gli overstock generati dalla pandemia di Covid e la carenza di materie prime e commodity si ripercuotono sull’organizzazione delle supply chain, che deve quindi essere ripensata. A ciò si aggiunge, naturalmente, la pressione politica e normativa intesa a ridurre le modalità di trasporto ad alte emissioni di carbonio e a sviluppare soluzioni alternative”.
Con la pandemia di Covid, le aziende si erano preparate a tali impatti?
Aurélien Rouquet: Fino al termine del 2019, esisteva una sorta di pregiudizio secondo cui, in maniera un po’ caricaturale, la logistica si configurerebbe solo come un semplice “tubo”, affidabile e poco costoso. Il ritorno alla realtà è stato spietato: tutte le supply chain sono costituite da diversi soggetti che intrattengono rapporti di forza economici, sono tra loro in una iper competizione planetaria e devono fronteggiare rischi di natura geopolitica, oltre a sfide sociali e climatiche. L’emergenza sanitaria ha reso più che evidente tutto questo. Oggi, inoltre, l’intero settore deve fare incessantemente i conti con delle crisi che si susseguono l’una dopo l’altra: il rialzo dell’inflazione, la guerra in Ucraina, il cambiamento climatico ecc. Il contesto di crisi è diventato ormai la nuova normalità nel settore della logistica”.
Quali sono le possibili soluzioni per rafforzare le supply chain?
Aurélien Rouquet: “Ne vedo principalmente due:
Da un lato, l’evoluzione verso catene logistiche più malleabili, con l’idea di poterle riprogettare costantemente – non soltanto in funzione dei costi, punto fondamentale per la competitività, ma anche della disponibilità dei prodotti, fattore altrettanto indispensabile. Di pari passo con questa maggiore agilità, bisognerebbe puntare a rilocalizzare alcune produzioni e, in particolare, a ridurre le distanze tra i circuiti di approvvigionamento. Dall’altro lato, le supply chain devono migliorare la loro resilienza. Questo è possibile grazie alla diversificazione dei fornitori e dei vettori e alla costituzione di stock strategici e stock di riserva, al fine di creare una ridondanza che possa consentire alle aziende di assorbire meglio l’impatto delle variazioni dei prezzi e dei flussi. La concretizzazione di questi due aspetti impone di rivedere i contratti stipulati con gli operatori della logistica, nonché di agire secondo una logica più aperta, che presupponga una migliore condivisione tra i vari partner dei dati relativi ai flussi logistici. I fornitori di servizi logistici rivestono un ruolo chiave in questa equazione: la loro capacità di organizzazione e di riconfigurazione deve aiutare nel processo di condivisione e di riduzione dei costi. Tuttavia, bisogna stare in guardia: assumendo questo ruolo fondamentale, essi diventano più potenti e potranno col tempo aumentare i loro margini”.
Sarebbe comunque saggio intervenire a monte della supply chain?
Aurélien Rouquet : “In effetti, per combattere l’inflazione è anche possibile rivedere le promesse di marketing fatte dalle aziende. Ad esempio, estendendo i tempi di consegna, riducendo l’assortimento dei prodotti proposti, ripensando l’offerta per limitare gli articoli invenduti e gli overstock, ma anche rivedendo le caratteristiche e il packaging dei prodotti, più in generale l’ecodesign, l’economia circolare e l’upcycling. Fondamentalmente, la funzione delle supply chain è assicurare l’equilibrio tra domanda e offerta. Dal momento che la domanda è fortemente instabile, l’infrastruttura logistica deve diventare agile e basarsi su tecnologie all’avanguardia per avere una visione globale e sistemica, quali il software WMS per la gestione del magazzino e TMS per la gestione dei trasporti di Generix, fondata su indicatori logistici e finanziari, ma anche qualitativi, sociali e ambientali. Così facendo, le catene logistiche diventeranno asset strategici fondamentali per la competitività delle aziende”. Altri articoli interessanti:
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Aurélien Rouquet è professore di logistica alla Neoma Business School e direttore della Revue Française de Gestion. È uno degli autori del libro “La Logistisation du monde” edito da Presses de L’Université de Provence.